Senza Preavviso

Samaritana Rattazzi

“Non mi sono risparmiata nulla, non un grammo di dolore, non una strada traversa e, più facile, non una scorciatoia nel bosco che rendesse il percorso più lieve.

2 novembre 2020. Giancarlo muore poco dopo il ricovero al Pronto Soccorso del Fatebenefratelli a Roma. Per lui, ancora un uomo in forze e pieno di spirito, non c’è stato nulla da fare. In questo scritto pieno di pathos e di tenerezza, la moglie Samaritana Rattazzi racconta il suo immenso dolore, elaborato fin dall’inizio e vissuto fino in fondo. “Perché i lutti”, come ricorda l’autrice, “non si cancellano, non si rimuovono, non si accantonano, non si dimenticano. Diventano parte di noi e modificano la nostra personalità. È quasi una strategia di sopravvivenza, un omaggio alla memoria, una necessità psicologica per mantenere la salute mentale”.
Senza preavviso testimonia un grande amore, un’intesa intellettuale e una complicità degni delle migliori storie romantiche.

La razionale compostezza che emerge dalla narrazione di Rattazzi è permeata di un’umanità vibrante di spiccata sensibilità

"L'improvvisa scomparsa di un marito molto amato ci porta nel mondo dei sentimenti profondi, l'orrore del distacco, i ricordi, la presa di coscienza della solitudine, ma anche l'elaborazione del pensiero profondo della vita. Leggendolo ho pianto spesso, un pianto liberatorio."

Enrico Vanzina su

il libro

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Titolo

SENZA PREAVVISO

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Autore

Samaritana Rattazzi

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Editore

Gruppo Albatros

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Collana

Nuove Voci – Vite

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Anno edizione

2023

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EAN

9788830668126

Estratto del primo capitolo

2 novembre 2020, ore 11.45, Pronto Soccorso dell’Ospedale Fatebenefratelli, sull’Isola Tiberina

Perché non riesco a piangere? Perché non mi dispero?
Sei lì disteso davanti a me, su un lettino del Pronto Soccorso, e sembra che tu dorma. Riesco solo ad accarezzarti le mani, a baciarti la fronte, e a fare domande al medico seduto ad una scrivania, a pochi passi da te.
«Ma di cosa è morto mio marito?».
«Gli si è fermato il cuore. Vuole che facciamo l’autopsia?».
«No, grazie. Ma un’idea ve la sarete fatta?».
«Mah, aveva un cuore come un melone», mi dice il medico dall’altra parte della stanza. E con le mani mima la forma di un melone.
Quando siamo entrati al Pronto Soccorso, un quarto d’ora prima, ci siamo andati perché eri affannato. Quando siamo scesi dal taxi, mi hai detto:
«Ho preso il portafoglio ma ho dimenticato i soldi sul comodino. Scusami, puoi pagare tu?».
Poche domande dall’infermiera dell’accettazione che compila il foglio: «Sì, gli è stata diagnosticata una policitemia vera, tre settimane fa. Prende l’oncocarbide. No, non è positivo al Covid».
In sala d’attesa, ti tieni la testa fra le mani come se ti pesasse. Ti toccano la fronte: “sudore algido”. La tocco anch’io.
E ti portano via su una sedia a rotelle con ancora l’husky blu addosso.
Dopo cinque minuti esce un medico e mi dice:
«Signora, purtroppo la situazione è gravissima. Ha perso conoscenza, stiamo tentando di rianimarlo…».
Un brivido mi corre lungo la schiena: penso sia l’adrenalina che precede la paura. Sto seduta su un grande masso di marmo, sulla punta dell’Isola Tiberina, e mentre guardo il Tevere, quasi giallo, scorrere con forza sotto alla banchina, vedo uscire due medici che mi vengono incontro, questa volta un uomo e una donna.
Il Dottore di prima mi dice: «Mi dispiace molto, signora, non c’è stato nulla da fare».
La Dottoressa, in camice bianco, con sotto la divisa verde, mi dice: «Meglio così sa, signora. Rischiava di portarselo a casa in sedia a rotelle e con il sacchettino», e si accende una sigaretta.
«Quando posso entrare? Quando posso vederlo?».
«Adesso la chiamano, aspetti ancora qualche minuto».
Arrivano due ambulanze che scaricano due pazienti Covid anziani. Siamo in piena seconda ondata della pandemia. Temo che mi mandino via e non mi facciano entrare al Pronto Soccorso. Ormai le forze mi stanno abbandonando ma ancora non riesco a piangere, ancora non capisco, ancora non mi capacito che non ci sei più.
Esce un’infermiera che mi prende sottobraccio e con grande gentilezza mi sussurra:
«Venga con me, signora, e si faccia coraggio. Condoglianze».
Entriamo a sinistra, dopo la porta a vetri del Pronto Soccorso e nella stanza, dietro alla tenda verde, vedo una coperta marrone. Mi fanno sedere e l’infermiera tira giù la coperta fino alle mani. Sei proprio tu, con gli occhi chiusi, non sembri aver sofferto, provo un attimo di sollievo, e insieme, nel profondo del cuore, sento qualcosa che si spacca, come un fiume in piena, che rompe gli argini, e che farà danni che non si cancelleranno mai.
Lo so da subito, e adesso riesco a dirlo, perfino a scriverlo: il dolore della morte, il dolore dello strappo dalla persona amata, da mio marito, da Giancarlo, il mio Giancarlo, non si cancellerà mai, resterà con me per sempre. Un immediato senso di perdita irreparabile che ti accompagnerà per tutta la vita. E anche questo lo sai dal primo momento.

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L’autrice

Samaritana Rattazzi è nata a Roma nel 1947. Baccalaureata in filosofia, è stata praticante giornalista a “La Voce Repubblicana”, poi alla testata “L’Occhio” e al “Corriere Medico”, con specializzazione in politica sanitaria. In seguito ha collaborato anche al “Corriere della Sera”, “L’Opinione”, “La Stampa”. Dal 1980 è iscritta all’Ordine Nazionale dei Giornalisti. Nel 1986 ha fondato Public Affairs S.r.l, società di pubbliche relazioni, specializzata in relazioni istituzionali e lobbying. Collabora con Barabino&Partners e il Gruppo Edelman. Dal 2009, è stata vice Presidente della Fondazione “Il Faro” di Susanna Agnelli, specializzata in corsi di formazione professionale per minori svantaggiati. Ha pubblicato Mignon e il drago (Marietti J, 2020) e L’albero dei sogni (Marietti J, 2021).

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